di ritorno dal paese dei balocchivoglia di volarela vita in bianco e nero

B@bele!

Il teatro aiuta a non "fare teatro"
per tutta la nostra vita

Il teatro aiuta ad entrare
nella finzione e a uscirne

Il teatro aiuta a essere se stessi
per essere altri
e a essere altro di se stessi,
senza rinnegarci

Il teatro insegna a parlare,
a tacere,a ricordare,
ad emozionarsi,
a piangere, a ridere …

Però, non fermiamoci al teatro!
Uscendo dal teatro, facciamo ciò
che non abbiamo mai fatto:
cavarci i costumi,
riscoprire noi stessi,
ritrovare le parole,
emozionarsi per le cose belle,
trasformarci in quelle persone
dalle quali per tanto tempo
siamo fuggiti.

don Antonio Mazzi


Le parole di Don Antonio racchiudono il senso
del nostro fare teatro:
non un'attività che vuole formare
degli attori né la semplice messa
in scena di rappresentazioni
ma uno strumento "educativo" che
ci aiuta a sviluppare inclinazioni,
a dar sfogo alla creatività,
a far emergere sensibilità,
consapevolezza del nostro corpo,
a esercitare la manualità,
la fantasia, il lavoro artigianale,
a gestire emozioni forti,
a rielaborare il nostro vissuto,
a guardarci dentro
per poi metterci sotto i riflettori.
Il teatro - e questo è il paradosso -
ci offre la possibilità
di toglierci "le maschere"
che ci nascondono a noi stessi
e agli altri in modo da uscire
finalmente allo scoperto
e assumere una dimensione reale,
concreta, vera.
Ecco perché quando siamo in scena
non interpretiamo "personaggi":
ma siamo, agiamo, ci muoviamo,
parliamo come "persone".

Nel Laboratorio di Casa Cristiano
le rappresentazioni prendono spunto
dalla vita personale.
E' questo bagaglio che
- una volta rivisitato e riletto -
assume forma "scenica".
Ed è questa anche la nostra forza:
perché all'interpretazione
si unisce una testimonianza di vita.
Non faremmo teatro
se non avessimo nulla da dire:
ciò che siamo,
le cose in cui crediamo,
la fatica che facciamo per crescere,
la complicata ricerca di senso
da dare al quotidiano,
ai rapporti con le persone,
al mondo che ci circonda.
Il "mezzo teatrale" ci aiuta:
è un linguaggio comprensibile,
facilmente decodificabile,
che non necessita di mediazioni.
Con le luci, i suoni, i gesti,
le parole, le atmosfere
riesce a colmare le distanze
fra il palcoscenico e la platea.
Sprigiona un tale fluido
che coinvolge attori e pubblico,
trasmette emozioni,
crea disponibilità all'ascolto:
una situazione ideale
perché arrivino "a segno"
i nostri messaggi.


E COSA NE PENSANO GLI "ATTORI" DEL "TEATRO"?

Di seguito vengono riportate
alcune impressioni dei partecipanti
ai nostri Laboratori teatrali:

- Recitare,
quando sono puntati su di te
gli occhi e l'attenzione del pubblico
è un'emozione indescrivibile
che sale su per la spina dorsale.


- Ho paura di sbagliare
di fronte a tutta quella gente!
Ho paura di essere giudicato!
Eppure nella mia vita
sono sempre stato un attore:
recitavo per nascondere
o per ottenere qualcosa.
Ora quell'attore recita per scoprirsi:
non mette la maschera ma la getta.
Non ha più vie di fuga!
Lì davanti c'è un pubblico
attento ed esigente
Anche se tremo di paura
devo mettermi a nudo.

- Quando riesco a sbloccarmi
è come un fiume in piena
che rompe l'argine:
vinco l'ansia, l'insicurezza,
la timidezza.
E sotto i riflettori sembra
che tutto quello che hai intorno
sia solo tuo.
E' la tua occasione
e non puoi sciuparla!


- Se qualcuno mi ascolta,
allora anche io posso dare qualcosa.
Non avrei mai immaginato
di poter regalare una sensazione,
un'emozione, un messaggio,
la mia voglia di cambiare.
Arrivo a trasmettere positività
a giovani della mia stessa età
e che magari sono vulnerabili,
attratti dalla voglia di trasgredire.