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Ai nostri figli abbiamo regalato
tutto quanto possa servire per un presente consumistico,
preoccupati del tutto e subito e dell'attimo fuggente,
togliendo loro le prospettive sul futuro e la speranza.
Mai generazione si è consumata tanto
per rendere comodo l'oggi tralasciando insensatamente
di curare gli incerti orizzonti sul domani.
Stiamo dimenticando che l'anima ha fame di infiniti,
e i giovani, anche i più problematici,
hanno una grande anima.
Un piccolo Ulisse, un secondo Icaro
fremono dentro i neuroni dei ragazzi.
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"Vorrei tanto vestirmi di libertà, rovesciare il mondo
fare giustizia…amare instancabilmente…Vorrei!".
Se uccidiamo i "vorrei"
o se ci spaventiamo dell'enormità dei desideri,
uccidiamo il meglio dei nostri figli.
Possiamo solo aiutarli
a trasformare il condizionale in futuro,
e il futuro in un presente possibile
anche se difficile, strano, trasgressivo,
rischioso, almeno secondo i nostri schemi.
Le nostre paure hanno tarpato loro le ali
e potato i loro desideri. (…)
don Antonio Mazzi
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